Alcune prove sono state eseguite
partendo dai pastazzi freschi e procedendo alla loro essiccazione
secondo la metodologia precedentemente descritta, al fine di
testare la bontà del materiale come mangime animale.

Le prove organolettiche hanno dato esito
favorevole: il pastazzo essiccato omogeneamente e micronizzato in
modo tale da ottenere una pezzatura inferiore a quella ottenuta
con forni rotativi tradizionali fornisce una materia prima che
non presenta bruciature e, dunque, di ottima qualità per
produrre farine composite adatte allalimentazione animale.
Il prodotto, inoltre, risulta essere
particolarmente completo dal punto di vista nutrizionale: poiché
il pastazzo non si è bruciato nellessiccazione,
lapporto vitaminico è più elevato e dunque il mangime si
dimostra ricco ed energetico.