Si tratta di una
lavorazione artigianale tipica. Le scorze utilizzate non devono
aver subito danni di sorta né meccanici né parassitari e devono
presentare il colore dei frutti maturi.
Se la lavorazione delle
scorze avviene a mano, il frutto (cedro, arancia amara o dolce,
limone) viene depolpato con uno strumento detto rastrello.
Secondo le
caratteristiche del prodotto finito, la scorza può essere
privata parzialmente o totalmente dellessenza oppure esser
lasciata al naturale. Nel caso dei cedri, solitamente si pongono
in salamoia i frutti interi.
Le scorze subiscono una
lunga lavorazione che la rende morbide e piuttosto elastiche. In
una prima fase, sotto forma di coppe o quarti, vengono poste in
vasche di cemento in grandi fusti di legno paraffinato, pressate
e ricoperte dacqua marina.
Lacqua del
Mediterraneo, che presenta un tenore in sali pari al 3,7-4°/oo con
unaggiunta di cloruro di sodio al fine di raggiungere la
densità di 7° Baumé, viene considerata ottimale.
Negli ultimi tempi, dato
il crescente inquinamento marino in vicinanza delle spiagge, si
ricorre sempre più spesso ad una soluzione di cloruro di sodio
al 5-7% o ad una soluzione salina con la seguente composizione:
Anche questa soluzione
deve essere portata a circa 7° Baumé. In queste vasche avviene
la fermentazione ad opera di un lievito Saccharomyces
citri medicae e di un batterio Bacillus
citri medicae.
E questo processo biologico a rendere le scorze molto
morbide ed elastiche.
Dopo 5-6 giorni, le
scorze devono essere trasferite nei contenitori definitivi, che
di solito sono fusti con un volume di 400 l. In questi fusti le
scorze sono sistemate a spirale (ciascuna scorza viene adagiata
sulla successiva fino a formare dei cerchi concentrici).
Questa particolare
disposizione prende il nome di impaccatura
o incoronatura .Dopo
aver sgocciolato la salamoia residua, si aggiunge nuova salamoia.
Le scorze devono essere sempre ricoperte di liquido, per cui
giornalmente si devono fare aggiunte di salamoia. In queste
condizioni, la fermentazione continua per un certo tempo (fino a
due mesi). Solo allora le scorze sono pronte per la
commercializzazione.
In questi ultimi anni si
è diffusa la lavorazione delle scorze sotto forma di cubetti o
di tondini, di dimensioni standard. I cubetti vengono ottenuti
con apposite macchine cubettatrici e selezionati attraverso una
serie di vagli vibranti; i tondini si ricavano con appositi
stampi.
In salamoia possono
anche essere conservate le fettine ottenute dalle scorze cavate a
mano. Secondo un processo di produzione razionale, che non
prevede la fase di salamoiatura, le fettine vengono precotte in
acqua a 60 °C, poi posto in contenitori in latta e ricoperte con
acqua o, meglio , con una soluzione zuccherina a 10-11° Brix.
Segue una pastorizzazione in autoclave per 45 a 100 °C e
raffreddate in acqua.
Per la candidatura delle
scorze conservate in salamoia si procede innanzitutto ad accurati
lavaggi in acqua corrente. Quindi si fanno bollire svariate volte
in acqua per almeno cinque minuti, cambiando lacqua di ogni
bollitura. La durata dei lavaggi e i numero di cotture varia in
funzione del sapore più o meno amaro delle scorze.
Alla fine di questa fase
preliminare, le scorze subiscono una bollitura di unora
circa in una soluzione zuccherina 50 ° Brix, addizionata di
acido citrico allo 0,05% e alla fine della bollitura, le scorze
vengono lasciate immerse nella soluzione zuccherina per almeno
una notte. Nella fase finale della lavorazione, le scorze vengono
riportate ad ebollizione fino a 104 °C, scolate a caldo a e
poste ad essiccare su graticci in corrente di aria calda. I
contenitori del prodotto finito devono essere ermetici dato che
le scorze temono lumidità.